Che ne è dell’istinto materno?

 

Nel corso della storia l’esperienza della gravidanza ha subito radicali trasformazioni dal punto di vista socio-culturale.

Alla figura della levatrice, donna anziana portatrice di un sapere trasmesso di figlia in figlia,  chiamata ad assistere la partoriente al momento della nascita e nel post partum, si è progressivamente sostituita la figura dell’ostetrica, del ginecologo, del pediatra..

Il parto, che in tempi passati avveniva nell’intimità della propria casa,  oggi avviene quasi esclusivamente all’interno degli ospedali dove la donna è chiamata a rispettare una serie di prescrizioni che regolano il dove , il quando e il come verrà alla luce il nascituro.

Perfino la posizione della partoriente in fase espulsiva che nell’antichità prevedeva che la donna fosse accovacciata, nei secoli è stata sostituita  da quella litotomica dorsale, ovvero sdraiata, per agevolare il lavoro di medico e ostetrica.

In particolare è possibile notare, a partire dagli anni del dopoguerra, quanto l’esperienza ‘naturale’ della gestazione sia divenuta sempre più un processo tecnico, scandita da controlli e procedure diagnostiche quasi che il nascituro sia diventato il prodotto di una catena di montaggio.

Certamente l’innovazione tecnologica in questo campo ha notevolmente ridotto i tassi di mortalità perinatale, abbassando l’incidenza delle morti dal 40 per mille negli anni 50 al 5 per mille ai giorni nostri.

Tuttavia questo  eccessivo ricorso alla medicalizzazione (esami, test diagnostici invasivi, induzioni al parto, episiotomie, taglio cesareo, anestesia epidurale) ha trasformato l’esperienza della gestazione da evento naturale a pratica sanitaria assimilabile all’ambito della salute/patologia,  con conseguente assoggettamento totale della donna al controllo medico e progressiva alienazione dal proprio corpo e dalle proprie risorse.

Il risultato è visibilmente diffuso: sono in crescita le testimonianze di donne che esperiscono un senso di inadeguatezza e sfiducia nelle proprie capacità di gestire la crescita intrauterina del proprio figlio prima, e le cure di cui il bimbo necessita dopo il parto.

Il ricorso ossessivo al pediatra di base ne è un sintomo; studi sovraffollati di mamme insicure che si approcciano alla crescita del figlio secondo leggi matematiche e universali: ogni quante ore dovrà mangiare, quanti grammi dovrà crescere in un giorno, quante ore di sonno, quante di veglia, fino a dotarsi di strumenti di tortura come le bilance per la doppia pesata.

Il mio consiglio è di riappropriarci del concetto di istinto materno, in modo da poterci sentire ancora protagoniste nel meraviglioso viaggio della gravidanza e della crescita dei nostri figli, fiduciose di un rapporto esclusivo e particolarissimo di cui siamo le uniche custodi.

 

Dott.ssa Claudia Digiuro

 

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