In primo piano

Molti ricorderanno il caso di Terri Schiavo, la donna cerebrolesa morta di fame e di sete per decisione dei giudici della Florida, che hanno lasciato il diritto di vita o di morte nelle mani di suo marito. Il caso umano di Terri era molto diverso da quello di Eluana. Ma da un punto di vista medico la situazione è la stessa di Eluana: non era malata ma disabile. Terri Schiavo respirava da sola, il cuore batteva da solo, reagiva agli stimoli, sorrideva, baciava. Eluana potrebbe essere cosciente di tutto, anche senza poterne dare segno.
Proponiamo una traduzione della testimonianza del sacerdote che l’ha assistita nelle ultime ore di vita. Di seguito il teso originale, tratto dal sito: www.priestsforlife.org

Dopo aver letto questa testimonianza – per rinfrancare l’animo – vi proponiamo ancora di leggere quella, bellissima e piena di amore per la vita, di Salvatore Crisafulli, nel suo sito: www.salvatorecrisafulli.it.

Salvatore Crisafulli è un uomo uscito dallo stato vegetativo permanente, il quale racconta: “Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) (…) successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell’incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto.
Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete (…). Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo proprio come lo sono oggi”.

Il Sig. Crisafulli è intervenuto in vari modi perché Eluana non sia fatta morire. Leggete tutto nel suo sito.

Le ultime ore di Terri Schiavo

Il resoconto di un testimone oculare
Padre Frank Pavone
direttore nazionale di Priests for Life
Presidente del Consiglio religioso nazionale pro-vita degli USA

Come forse avete visto sui notiziari, ero al capezzale di Terri Schiavo durante le ultime 14 ore della sua vita terrena, fino a cinque minuti prima della sua morte. In questo tempo, insieme a suo fratello e sua sorella, le ho comunicato la vostra vicinanza e le vostre preghiere. Le ho detto tante volte che aveva tanti amici nel mondo e molti pregavano per lei ed erano dalla sua parte. Le avevo detto le stesse cose durante le mie visite nei mesi prima che le fosse tolto il sondino dell’alimentazione, e sono convinto che abbia capito.

Conoscevo la famiglia di Terri da circa sei anni e mi hanno messo sull’elenco dei visitatori. Terri era in un ospizio ma fuori dalla porta c’erano dei poliziotti. Se non fossi stato sulla lista non avrei potuto oltrepassare quelle guardie armate perché l’elenco veniva tenuto molto breve e molto molto controllato. Perché ? Perché i fautori dell’eutanasia dovevano riuscire a dire che Terri era una persona che non rispondeva ed era in una specie di stato vegetativo, coma o altra terminologia che vogliono usare per suggerire che non aveva alcuna reazione affatto. L’unico modo di provare che invece rispondeva era di vederla con i propri occhi.
Sono andato da lei nel settembre 2004 e poi ancora nel febbraio 2005.
Quando la mamma mi presenta a lei, mi fissa intensamente. Concentra lo sguardo. Puntava gli occhi su chiunque le stesse parlando. Se qualcuno le parlava dall’altra parte della stanza girava la testa e gli occhi verso la persona che le stava parlando.
Sapete cosa hanno avuto il coraggio di dire certi dottori a questo riguardo? “Oh, sono solo delle reazioni riflesse. Reazioni inconsapevoli dei riflessi.” Curioso: è esattamente la stessa cosa che dicono del bambino non nato del video L’urlo silenzioso, quando il bambino apre la bocca e cerca di allontanarsi dallo strumento che sta per distruggerlo. Dicono, “Oh, è soltanto un riflesso automatico.” E’ la frase che usano sempre per disumanizzare la persona.
Io ho detto a Terri che c’erano molte persone nel paese e nel mondo che le vogliono bene e pregano per lei. Mi ha guardato con attenzione. Le ho detto “Adesso Terri, preghiamo insieme, voglio darti una benedizione, diciamo delle preghiere.” E allora ho messo la mano sulla sua testa. Lei ha chiuso gli occhi. Io ho detto la preghiera. lei ha riaperto gli occhi alla fine della preghiera. Suo padre si è chinato su di lei e ha detto, “OK Terri, ecco il solletico,” perchè lui ha i baffi. Lei rideva e sorrideva e poi vedevo che contraccambiava il bacio. La sua mamma a un certo punto le ha fatto una domanda e io ho sentito la voce di Terri. Cercava di rispondere. Faceva dei suoni in risposta alla domanda della mamma, non a caso in momenti insignificanti. L’ho sentita cercare di dire qualcosa ma non riuscire, a causa della sua disabilità, a formulare le parole. Quindi reagiva.
Ora, la sera prima di morire ero nella stanza probabilmente per un totale di 3-4 ore, e poi per un’altra ora la mattina dopo – la sua ultima ora.
Fratelli e sorelle, descrivere il suo aspetto come “sereno” significa distorcere completamente quello che ho visto io. Qui c’era una persona che da tredici giorni non aveva né cibo né acqua. Era, come potete immaginare, di aspetto molto tirato rispetto a quando l’avevo vista prima. Aveva gli occhi aperti ma andavano da una parte all’altra, oscillavano costantemente avanti e indietro, avanti e indietro. Lo sguardo (l’ho fissata per tre ore e mezzo) lo posso descrivere solo come un misto di paura e tristezza…. una combinazione di tremenda paura e tristezza.
Aveva la bocca sempre aperta. Sembrava congelata. Ansimava a boccate rapide. Non era “serena” in alcun senso. Ansimava come se avesse appena corso cento miglia. Ma era un respiro superficiale. Suo fratello Bobby era seduto dirimpetto a me, dall’altra parte del letto. La testa di Terri era in mezzo a noi e sua sorella Suzanne era alla mia sinistra. Siamo stati per un po’ di tempo in preghiera intensa. E abbiamo parlato con Terri, esortandola ad affidarsi completamente al Salvatore. Le ho assicurato continuamente che aveva l’amore e le preghiere di tanta gente.
Le abbiamo tenuto la mano e accarezzato la testa. Durante quelle ore, una delle cose che ho fatto è stato di cantare in latino alcuni dei canti più antichi della Chiesa. Uno era “Victimae Paschali Laudis,” che è l’antica proclamazione della risurrezione di Cristo. Là, con davanti agli occhi l’opera mortale della Cultura della Morte, ho proclamato la vittoria della vita. “Vita e morte erano unite in un conflitto straordinario,” dichiara il canto. “Il Capitano della vita è morto, ma adesso vive e regna per sempre!”

E poi abbiamo avuto momenti di silenzio….. seduti in silenzio a cercare di assorbire quello che stava accadendo.
Ma insieme a Bobby e a sua sorella e Terri stessa, sapete chi altro c’era nella stanza con noi? Un poliziotto. Sempre. Almeno uno. A volte due. A volte tre poliziotti armati erano nella stanza. Sapete perché erano là? Per assicurarsi che non facessimo nulla di proibito, come darle la comunione o magari un bicchier d’acqua. Quando a volte Bobby, seduto dall’altra parte del letto, si alzava di tanto in tanto per chinarsi su sua sorella, il poliziotto si spostava. Andava verso il fondo del letto per vedere direttamente quello che stava facendo. La mattina della sua morte siamo entrati piuttosto presto e dovevo uscire per un’intervista. Per essere puntuale tenevo in mano un piccolo orologio e all’inizio della visita me lo sono messo nella mano sinistra, poi mi sono chinato sopra Terri e ho allungato la mano destra per benedirla. Cominciando a pregare ho chiuso gli occhi e mi sono sentito picchiettare sulla mano sinistra. Era il poliziotto che voleva sapere “Padre, cos’ha nella mano?” Io ho risposto, “E’ solo un orologino.” E lui: “Dovrò tenerlo io mentre lei è qui.” Non potevamo tenere in mano niente. Non sapeva neanche cosa fosse. Magari stavo cercando di darle la comunione. Magari avrei cercato di inumidirle le labbra. Chissà quale terribile cosa stavo per fare?
Sapete qual era il colmo? Nella stanza c’era un comodino. Potevo mettere una mano sul comodino e sulla testa di Terri senza spostarmi. Sapete cosa c’era sul comodino? Un vaso di fiori pieno d’acqua. Guardavo i fiori. Erano bellissimi. C’erano rose e altri tipi di fiori e ce n’era un altro dall’altra parte della stanza ai piedi del letto. Due bellissimi mazzi di fiori pieni d’acqua. Nutriti, vivi, bellissimi. E pensavo fra me, è assurdo. Questi fiori vengono trattati meglio di questa donna. Non ha avuto un goccio d’acqua da quasi due settimane. Perché sono qui questi fiori? Che razza di ipocrisia è? I fiori venivano innaffiati. Terri no. E se avessi infilato la mano nell’acqua e ne avessi messa un po’ sulla sua lingua, il poliziotto probabilmente mi avrebbe arrestato e portato via. Certamente mi avrebbe fatto uscire. C’è qualcosa che non va.
Come forse avete visto, coloro che hanno ucciso Terri si sono molto arrabbiati che io lo abbia detto. La notte prima che morisse ho dichiarato ai giornalisti che il suo marito separato Michael, il suo avvocato Mr. Felos, e il giudice Greer erano assassini. Ho anche sottolineato, quella sera e la mattina dopo, che contrariamente alla descrizione di Felos, la morte di Terri non è stata affatto dolce e bella. E’ stata, al contrario, orribile. In tutti i miei sedici anni di sacerdozio non avevo mai visto nulla di simile.
Dopo che avevo detto queste parole, Felos ed altri a lui vicini hanno cominciato ad attaccarmi sulla stampa e davanti alle telecamere. Alcuni nuovi organi di stampa hanno cominciato a tessere un racconto fatto dei loro attacchi e hanno detto che io “aizzavo le fiamme” dell’inimicizia e dell’odio.
In realtà il motivo della loro rabbia nei miei confronti è molto semplice. Speravano di poter presentare la morte di Terri come atto di misericordia e di serenità . Le mie parole hanno tolto il velo dell’eufemismo, l’hanno chiamato omicidio e hanno fornito una testimonianza oculare del fatto che è stato tutt’altro che dolce. Felos è fautore dell’eutanasia, e come tutti tali fautori, ha bisogno di manipolare il linguaggio, di vendere la morte confezionata in modo accattivante. Qui lui e i suoi amici vedevano un’ottima opportunità di farlo. Ma non avevano previsto che un prete, vedendo la loro opera da vicino, l’avrebbe detto al mondo.

Una delle loro accuse è consistita nel dire che in quanto “persona spirituale” un sacerdote dovrebbe usare parole di compassione e comprensione, e non di veleno. Ma la compassione richiede verità . Un sacerdote è anche un profeta e se non può gridare contro il male, allora non può neanche provocare la riconciliazione. Se ci deve essere guarigione fra queste famiglie o in questo paese, deve cominciare con il pentimento da parte di coloro che hanno ucciso Terri e adesso cercano di coprire il fatto con linguaggio fiorito.

Un altro aspetto della tragedia di Terri Schiavo è che molte persone hanno equivocato la sua causa e quindi la soluzione. Credono che il problema sia che Terri non abbia lasciato alcuna volontà scritta sul fatto di essere mantenuta in vita o meno. Adesso si sentono dire che per evitare un simile problema nella propria vita devono redigere un “testamento biologico”. Questo è sia sbagliato che pericoloso.
Il caso di Terri non è stato di accanimento terapeutico, non sopravviveva grazie a trattamenti medici salva-vita. Il suo caso è stato quello di una persona sana la cui vita secondo alcuni era da considerare inutile. Terri non stava morendo, non era attaccata a una macchina per respirare o per far battere il cuore, non aveva una malattia terminale. Ma siccome qualcuno ha pensato che non volesse vivere con la sua disabilità , hanno insistito per introdurre una causa di morte: la disidratazione. (E’ morta di sete,ndt).

E allora cosa dovrebbe servire un testamento biologico, a parte dire “Vi prego di non discutere se uccidermi, uccidetemi e basta?”

Il rischio nella nostra cultura non è che saremo curati troppo, ma piuttosto che non saremo curati abbastanza. Abbiamo già il diritto di rifiutare le cure mediche. Quello che corriamo il rischio di perdere è il diritto di ricevere le più fondamentali cure umane – come il bere e il mangiare – nel caso dovessimo diventare disabili.

La nostra cultura promuove anche l’idea che, purchè si dica di voler morire, abbiamo diritto di farlo. Ma abbiamo un obbligo fondamentale di preservare la nostra vita. Una persona che lasci chiare istruzioni di non voler essere nutrita sta infrangendo il codice morale con la richiesta di suicidio.
Se volete programmare le vostre cure per la salute, non fatelo cercando di predire il futuro. Non potete dire oggi quali trattamenti medici vorrete o non vorrete fare domani perché non sapete in quali condizioni mediche vi troverete, né quali trattamenti saranno disponibili. I testamenti biologici cercano di predire il futuro e la gente può discutere sull’interpretazione di un pezzo di carta esattamente quanto discutono su quello che si afferma che una persona abbia detto in privato.
La soluzione migliore è di nominare un curatore che sia autorizzato a parlare per voi nel momento in cui doveste non riuscire a parlare da soli. Questa dovrebbe essere una persona che conosce le vostre idee e i vostri valori e con la quale parlate di queste cose nei dettagli. Se non potrete parlare voi, il vostro fiduciario potrà fare tutte le domande necessarie ai vostri dottori e al clero e prendere una decisione quando saranno chiari tutti i dettagli della vostra situazione e delle vostre esigenze mediche. Questo è molto più sicuro che cercare di prevedere il futuro. Nominare un fiduciario per proteggere la vostra vita è facile. Il Comitato nazionale per il diritto alla vita ha redatto un “Testamento per vivere” che si trova a www.nrlc.org. Lo consiglio.

Mi tengo in contatto regolare con i genitori di Terri, Bob e Mary Schindler, e i suoi fratelli, Bobby e Suzanne. Sono cristiani forti con un spirito bello e gentile. Se volete scrivere loro potete mandare un messaggio a terri@priestsforlife.org e glielo inoltrerà.

E continuiamo a presentare Terri al Signore, ricordandoci il valore di ogni singola vita, altolocata od oscura, sana o malata.

Testo originale in inglese – Terri Schiavo’s Final Hours

An Eyewitness Account
Fr. Frank Pavone
National Director, Priests for Life
President, National Pro-life Religious Council

You may have seen on the news that I was at Terri Schiavo’s bedside during the last 14 hours of her earthly life, right up until five minutes before her death. During that time with Terri, joined by her brother and sister, I expressed your care, concern, and prayers. I told Terri over and over that she had many friends around the country, many people who were praying for her and were on her side. I had also told her the same things during my visits to her in the months before her feeding tube was removed, and am convinced she understood.

I’ve known Terri’s family for about six years now and they put me on the visitor’s list. Terri was in a hospice but there were police officers stationed outside her room. If I were not on that visitor’s list I could not get in that room beyond the armed guard because the visitor’s list was kept very, very small and very well controlled. The reason? The euthanasia advocates had to be able to say that Terri was an unresponsive person in some kind of vegetative state, coma or whatever terminology they want to use to suggest that she was completely unresponsive. The only way to prove she was responsive was to see her for yourself.
I went down to see her in September 2004 and again in February 2005.
When her mom first introduced her to me, she stared at me intently. She focused her eyes. She would focus her eyes on whoever was talking to her. If somebody spoke to her from the other part of the room she would turn her head and her eyes towards the person who was talking to her.
You know what some of the doctors have dared to say about this? “Oh, it’s just reflex reactions. Unconscious reflex reactions.” Interestingly, that’s exactly the same thing they say about the unborn child when you look at the video The Silent Scream when the child opens his mouth and tries to move away from the instrument that is about to destroy him. They say, “Oh, that’s just an automatic reflex.” That’s the phrase they always use to dehumanize the person.
I told Terri she has many people around the country and around the world who lover her and are praying for her. She looked at me attentively. I said, “Terri now we are going to pray together, I want to give you a blessing, let’s say some prayers.” So I laid my hand on her head. She closed her eyes. I said the prayer. She opened her eyes again at the end of the prayer. Her dad leaned over to her and said, “OK Terri now here comes the tickle,” because he has a mustache. She would laugh and smile and after he kissed her I saw her return the kiss. Her mom asked her a question at a certain point and I heard her voice. She was trying to respond. She was making sounds in response to her mother’s question, not just at odd times and meaningless moments. I heard her trying to say something but she was not, because of her disability, able to articulate the words. So she was responsive.
Now, the night before she died I was in the room for probably a total of 3-4 hours, and then for another hour the next morning — her final hour.
Brothers and sisters to describe the way she looked as peaceful is a total distortion of what I saw. Here now was a person, who for thirteen days had no food or water. She was, as you would expect, very drawn in her appearance as opposed to when I had seen her before. Her eyes were open but they were going from one side to the next, constantly oscillating back and forth, back and forth. The look on her face (I was staring at her for three and a half-hours) I can only describe as a combination of fear and sadness … a combination of dreaded fear and sadness.
Her mouth was open the whole time. It looked like it was frozen open. She was panting rapidly. It wasn’t peaceful in any sense of the word. She was panting as if she had just run a hundred miles. But a shallow panting. Her brother Bobby was sitting opposite me. He was on one side of the bed I was on the other facing him. Terri’s head in between us and her sister Suzanne was on my left. We sat there and we had a very intense time of prayer. And we were talking to Terri, urging her to entrust herself completely to the Savior. I assured her repeatedly of the love and prayers and concern of so many people.
We held her hand and stroked her head. During those hours, one of the things I did was to chant, in Latin, some of the most ancient hymns of the Church. One of the chants I used was the “Victimae Paschali Laudis,” which is the ancient proclamation of the resurrection of Christ. There, as I saw before my eyes the deadly work of the Culture of Death, I proclaimed the victory of life. “Life and death were locked in a wondrous struggle,” the hymn declares. “Life’s Captain died, but now lives and reigns forevermore!”

And then we had just times of silence … just sitting there in silence trying to absorb what was happening.
But besides Bobby and his sister and Terri herself, you know who else was in the room with us? A police officer. The whole time. At least one. Sometimes two. Sometimes three armed police officers in the room. You know why they were in the room? They wanted to make sure that we didn’t do anything that we weren’t supposed to do, like give her communion or maybe a glass of water. In fact, Bobby, sitting on the other side of the bed, would occasionally stand up to lean over his sister. When he stood up and did that, the officer would change position. He would move around towards the foot of the bed so that he could have a direct line of sight on what we were doing. The morning that she died we went in there fairly early and I had to go back outside in front of the hospice to do an interview. In order to go out on time I had a little timepiece in my hand and at the beginning of our visit I put it in my left hand, leaned over Terri and extended my right to bless her and we began praying. I closed my eyes and I felt a tap on my left hand. It was the police officer who said, “Father, what do you have in your hand?” I said, “Oh, officer, it’s a little time piece.” “I’ll have to hold it while you’re here,” he said. We couldn’t have anything in our hands. He didn’t even know what it was. Maybe I was going to try to give her communion. Maybe I was going to try to moisten her lips. Who knows what terrible thing I was about to do?
You know what the most ironic thing was? There was a little night table in the room. I could put my hand on the table and on Terri’s head all within arms reach. You know what was on that table? A vase of flowers filled with water. And I looked at the flowers. They were beautiful. There were roses their and other types of flowers and there was another one on the other side of the room at the foot of the bed. Two beautiful bouquets of flowers filled with water. Fully nourished, living, beautiful. And I said to myself, this is absurd. This is absurd. These flowers are being treated better than this woman. She has not had a drop of water for almost two weeks. Why are those flowers there? What type of hypocrisy is this? The flowers were watered. Terri wasn’t. The other irony is – had I dipped my hand in that water and put it on her tongue – the officer would have led me out probably under arrest. He would have certainly led me out of the room. Something is wrong here.
As you may have also seen, those who killed Terri were quite angry that I said so. The night before she died, I said to the media that her estranged husband Michael, his attorney Mr. Felos, and Judge Greer were murderers. I also pointed out, that night and the next morning, that contrary to Felos’ description, Terri’s death was not at all peaceful and beautiful. It was, on the contrary, quite horrifying. In my 16 years as a priest, I never saw anything like it before.
After I said these things, Mr. Felos and others in sympathy with him began attacking me in the press and before the cameras. Some news outlets began making a story out of their attacks and said I was “fanning the flames” of enmity and hatred.

Actually, there’s a simple reason why they are so angry with me. They had hoped that they could present Terri’s death as a merciful and gentle act. My words took the veil of euphemism away, calling this a killing, and giving eyewitness testimony to the fact that it was anything but gentle. Mr. Felos is a euthanasia advocate, and like all such advocates, he needs to manipulate the language, to sell death in an attractive package. Here he and his friends had a great opportunity to do so. But a priest, seeing their work close-up and then telling the world about it, just didn’t fit into their plans.

One of the attacks they made was that a “spiritual person” like a priest should be speaking words of compassion and understanding, instead of venom. But compassion demands truth. A priest is also a prophet, and if he cannot cry out against evil, then he cannot bring about reconciliation. If there is going to be any healing between these families or in this nation, it must start with repentance on the part of those who murdered Terri and now try to cover it up with flowery language.

Another aspect of the Terri Schiavo tragedy is that many people misunderstand its cause and therefore its solution. They think the problem was that Terri did not leave any written instructions about whether she wanted to be kept alive. In order to avoid any such problem in their own lives, they are now told that they have to draw up a “living will.” This is both erroneous and dangerous.

Terri’s case is not about the withdrawal of life-saving medical treatment, but rather about the killing of a healthy person whose life some regarded as worthless. Terri was not dying, was not on life support, and did not have any terminal illness. Because some thought she would not want to live with her disability, they insisted on introducing the cause of death, namely, dehydration.

So what good is a living will supposed to accomplish, aside from saying, “Please don’t argue about killing me, just kill me?”

The danger in our culture is not that we will be over-treated, but rather that we will be under-treated. We already have the right to refuse medical treatment. What we run the risk of losing is the right to receive the most basic humane care — like food and water — in the event we have a disability.

Our culture also promotes the idea that as long as we say we want to die, we have the right to do so. But we have a basic obligation to preserve our own life. A person who leaves clear instructions that they don’t want to be fed is breaking the moral law by requesting suicide.
If you want to make plans for your future health care, do not do so by trying to predict the future. The reason you cannot indicate today what medical treatments you do or don’t want tomorrow is that you don’t know what medical condition you will have tomorrow, nor what treatments will be available to give you the help you need. Living wills try to predict the future, and people can argue over the interpretation of a piece of paper just as much as they argue about what they claim someone said in private.

The better solution is to appoint a health care proxy, who is authorized to speak for you if you are in a condition in which you cannot speak for yourself. This should be a person who knows your beliefs and values, and with whom you discuss these matters in detail. In case you cannot speak for yourself, your proxy can ask all the necessary questions of your doctors and clergy, and make an assessment when all the details of your condition and medical needs are actually known. That’s much safer than predicting the future. Appointing a health care proxy in a way that safeguards your right to life is easy. In fact, the National Right to Life Committee has designed a “Will to Live,” which can be found at www.nrlc.org and which I recommend highly.

I am in regular contact with Terri’s parents, Bob and Mary Schindler, and her siblings, Bobby and Suzanne. They are strong Christians with a beautiful, gentle spirit. If you wish to relay a personal message to them, you can send it to terri@priestsforlife.org and I will pass it along to them myself.

Meanwhile, let us continue to commend Terri to the Lord, mindful of the equal value of every life, no matter how prominent or obscure, healthy or sick.
Priests for Life
PO Box 141172
Staten Island, NY 10314
Tel. 888-PFL-3448, (718) 980-4400
Fax 718-980-6515
Email mail@priestsforlife.org
Subscribe to Fr. Frank’s bi-weekly prolife column (free): subscribe@priestsforlife.org

fonte: http://www.priestsforlife.org/euthanasia/terrisfinalhours.htm

E’ stato appena pubblicato il Dossier Vita CAV 2007 (Padova, marzo 2008), sintesi dei dati relativi al lavoro dei Centri di Aiuto alla Vita nell’anno 2007, raccolti dalla Segreteria Nazionale di collegamento dei CAV.

Il dato più significativo è costituito dai 67.678 bambini nati in trenta anni di attività, grazie ai soli CAV che in questi anni hanno inviato i loro dati alla Segreteria Nazionale.
Nel solo 2007 sono nati, nei 164 CAV che hanno inviato la scheda, ben 6.966 bambini.
Le gestanti assistite sono state complessivamente 10.292, mentre le altre donne assistite sono state 14.187.

Ma il numero delle donne che hanno ricevuto ascolto e accompagnamento e quello dei bambini nati grazie all’aiuto dei CAV sono certamente molto più alti: sul territorio nazionale sono infatti operanti 303 CAV. I dati raccolti riguardano, quindi, solo il 54% dei Centri.

Considerando che non tutti i CAV inviano la scheda relativa all’attività svolta, si può ragionevolmente ritenere che i bambini nati complessivamente, a partire dal 1975, anno di fondazione a Firenze del I° Centro di Aiuto alla Vita, ad oggi siano quasi 100.000.

Un piccolo popolo che può testimoniare la bellezza di dire “Sì alla vita”!

Nel dossier leggiamo un altro dato molto interessante:
“Le Gestanti che si sono presentate ad un CAV con il certificato per abortire sono state nel 2007 il 7%. Di queste, l’80% ha poi proseguito la gravidanza.
Se a questo dato aggiungiamo che il 78% delle Donne presentatesi ad un CAV incerte e/o intenzionate ad abortire hanno poi dato alla luce il bambino, si ha la chiara conferma dell’effetto preventivo, rispetto all’aborto, dell’azione svolta dai Centri e Servizi di Aiuto alla Vita”.
E si ha la chiara conferma, possiamo aggiungere, della preferenza delle donne per la vita e del fatto che vogliano sceglierla, se non lasciate sole.

I dossier per gli anni 2006 e 2007 in allegato, in fondo alla pagina.

Nel CAV di Perugia (i cui dati non sono stati considerati nel riepilogo nazionale perché inviati dopo il 25 marzo) nell’anno 2007 sono nati 24 bambini. Le gestanti assistite sono state 60, le altre donne assistite 56.

Grazie a tutti voi che avete sostenuto la nostra attività!

Anche la scheda del CAV di Perugia è in allegato, in fondo a questa pagina.

PDF ALLEGATI:

Vita Cav 2006

Vita Cav 2007

Scheda Cav PG 2007

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