Riflessioni ed approfondimenti

Bambini nati vivi e lasciati morire. Perché in molti ospedali italiani non può che essere così. 
di Angelo Francesco Filardo

La triste vicenda del bambino di Rossano sopravvissuto due giorni dopo l’aborto “terapeutico” provocato sabato 25 a 22 settimane di gravidanza per la diagnosi di una malformazione ci spinge a fare alcune riflessioni.
Lo zelo pastorale e la pietas di un Sacerdote – è bello poterlo segnalare in questo anno sacerdotale! – che va a pregare per “un’altra anima mai venuta al mondo”ci permette di conoscere un fatto, non eccezionale, che si verifica più volte negli ospedali durante l’anno, cioè che un essere umano giace abbandonato su un tavolo di metallo da circa quattro ore ed è ancora vivo, da qui le sue proteste ed il trasferimento nella TIN di Cosenza, dove muore lunedi mattina.
La prima riflessione: l’art. 7 della legge 194 recita “Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell’articolo 6* e il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto.”.

Quali sono le misure idonee a salvaguardare la vita del feto, forse quelle di praticare – come è avvenuto a Rossano, come avviene qui in Umbria anche in piccoli ospedali – l’aborto volontario tardivo in un ospedale sprovvisto di terapia intensiva neonatale? E’ solo il medico, che induce l’aborto, inadempiente od anche chi glielo consente – il Direttore Sanitario dell’Ospedale di Rossano ha affermato che tutto è stato fatto “nel pieno rispetto della legge” – e chi predispone i Piani Sanitari Regionali ed amministra la Sanità regionale?

La seconda riflessione: i 3540 aborti dopo la 13^ settimana, fatti nel 2008 in Italia sono etichettati come “terapeutici”, ma nella quasi totalità dei casi si tratta di patologie certificate da psichiatri insorte (?) in queste gravide dopo la notizia di una malformazione o di una anomalia cromosomica diagnosticata al figlio che portano in grembo. Le modalità di comunicazione dell’evento e delle possibili opzioni di scelta e la rapidità con cui unidirezionalmente i ginecologici procedono in questi casi non permette alle donne ed alle coppie di fare la scelta più giusta per la loro salute psichica e relazionale futura. Cito due esempi: il primo avvenuto nell’Ospedale di Foligno nel 1985 (pubblicato su Avvenire il 12/3/1989) in cui una consulenza fatta ad una gravida alla 15 settimana, ricoverata per essere sottoposta ad aborto volontario “terapeutico”, ha permesso di verificare la falsità del certificato di “sindrome depressiva” e di evitare l’uccisione del figlio. La seconda è riportata nelle pagine 116-120 del libro “Il figlio terminale” **: é la storia di una donna, di una coppia che si è trovata due volte di fronte alla stessa drammatica notizia (agenesia renale bilaterale, cioè mancanza dei due reni) in due gravidanze successive: la prima volta ha scelto – secondo le indicazioni del primo specialista – di fare l’aborto volontario con la conseguenza di una sindrome post abortiva, che lei così definisce “ti lacera l’anima e la mente ed è veramente devastante”; la seconda volta – appena conosciuta l’infausta diagnosi – si è recata dall’ostetrico, il prof. Noia, che 9 anni prima le aveva fatto una proposta alternativa, per essere aiutata a portare avanti la gravidanza e concedere ad Alice di vivere tutto il tempo che il Signore le concederà (4 ore dopo il parto avvenuto alla 38 settimane). Alla visita di controllo così esplicita la sua gratitudine “Accompagnando me e la mia bambina in nove mesi mi ha permesso di riscattare nove anni della mia vita”. La sollecitudine degli ostetrici, che si dichiarano anche cattolici, che propongono la soluzione aborto volontario di fronte a patologie anche meno gravi, è vera compassione, è ricerca del vero bene, della salute psichica e relazionale della donna, della coppia e della famiglia, che hanno davanti? Le donne, le coppie, le famiglie di fronte a simili drammatiche notizie, forse, hanno più bisogno di incontrare nello specialista un “buon samaritano”, un “cireneo”, che si prenda cura di loro, che si faccia carico del peso della loro croce e li aiuti a portarla, non l’hitler che si nasconde in noi e che non riconosce dignità e rispetto a chi non appare perfetto.
A Rossano sono stati inviati degli ispettori, a che fare? Più che mandare ispettori chi ci governa – dopo 32 anni di silenzio-assenso – deve avere il coraggio di dire esplicitamente che l’Italia è una nazione razzista, perché permette e finanzia l’uccisione dei suoi figli malati oppure indagare seriamente sulla veridicità – istituendo la figura del difensore del concepito in ogni ospedale – di tanti certificati e punire chi, barbaramente, lascia morire i bambini nati vivi e gli amministratori che non fanno applicare la norma di fare gli aborti tardivi nelle ostetricie di III livello.
Terza riflessione: questi fatti che arrivano sui media ci dovrebbero far capire quanto siano incommensurabili i danni ed il male prodotti dalla legge 194, che non si limitano ai più di 5 milioni di bambini uccisi, ai milioni di donne depresse, ma sconfinano nel dilagare della mentalità di chiusura alla vita, che miete con la contraccezione abortiva molte più vittime dell’aborto stesso, nella mentalità eugenetica e nella perdita del rispetto per la” dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana” .
Dr. Angelo Francesco Filardo V.Presidente Regionale CAV e MpV Umbri Socio Fondatore A.I.G.O.C.

Foligno, 2 maggio 2010

NOTE:

*Cioè “quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna” (art. 6, comma a, Legge 194/78 ).

** Giuseppe Noia, Il figlio terminale. Risposte di amore straordinario all’ordinaria eutanasia prenatale. Studio e testimonianze. Roma, Novo Millennium Romae.


Invitiamo alla lettura di un saggio scritto dalla dott.ssa Cinzia Baccaglini, psicoterapeuta, che tra l’altro è stata relatrice al convegno organizzato dal MpV a Perugia, il 23 febbraio 2008.
Il saggio è tratto dall’appendice del nuovo volume di Francesco Agnoli, “Storia dell’aborto” (Ed. Fede e cultura, 2008) ed è stato pubblicato anche su Il Foglio del 24 febbraio.
Scaricatelo, stampatelo, leggetelo.
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