UN ANNO DALLA MORTE DI CHARLIE GARD, EUTANASIA PEDIATRICA O “BEST INTEREST” DEL BAMBINO INGUARIBILE? IL DIBATTITO E’ APERTO

La prof. Assuntina Morresi, autrice di un libro sul caso, analizza le implicazioni della vicenda inglese che ha scosso le coscienze, seguita purtroppo da altri analoghi casi.

Perugia – Il 28 Luglio 2017 veniva fatto morire in Gran Bretagna il piccolo Charlie Gard, bambino inglese che avrebbe compiuto dopo pochi giorni il suo primo anno di età. Ma per via di una rarissima e grave malattia degenerativa da cui il piccolo era affetto, i medici dell’ospedale londinese Gosh, presso cui era ricoverato, hanno deciso di sospendergli ogni ausilio vitale, lasciandolo morire contro la volontà dei genitori. Tutto il mondo ha combattuto accanto alla famiglia Gard la battaglia dapprima legale, ma soprattutto morale, che ha visto negato a due genitori il diritto di accompagnare degnamente il proprio figlio alla morte naturale.

Anche il Movimento per la Vita di Perugia aveva vegliato per sperare in un cambio di opinione da parte dei giudici, che avrebbe permesso a Conny e Chris Gard di portare in un altro ospedale il proprio piccolo per accompagnarlo alla sua morte naturale.

La prof. Assuntina Morresi, membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, ha seguito da vicino la vicenda per le sue implicazioni bioetiche, e ne ha ricavato un libro: “Charlie Gard, eutanasia di stato” (ed. L’Occidentale-Fondazione Magna Carta).

“A un anno di distanza nessuno ha dimenticato Charlie Gard tra quelli che si sono spesi per lui, e questo purtroppo anche per il fatto che la sua vicenda non è rimasta un caso isolato: la stessa sorte di Charlie è toccata ad altri tre bambini, Isaiah Haastrup, Alfie Evans e Inés.

In questi casi, tra loro diversi, il fattore comune è stato che nessuno dei quattro era in una situazione di morte imminente, pur essendo due di loro, Charlie ed Isaiah, terminali; per tutti e quattro la morte è arrivata a seguito della sospensione della ventilazione assistita, un trattamento ancora efficace per tutti, e non gravoso o sproporzionato (il ventilatore consentiva a tutti di respirare, senza provocare danni o sofferenze). E tutto è avvenuto a seguito di sentenze di tribunali, contro il parere dei genitori. Studiosi ed esperti si sono fortemente divisi nel giudicare queste vicende: oggi c’è da chiedersi se non siano stati piuttosto casi di eutanasia pediatrica.

A Charlie è stato negato per mesi un trattamento sperimentale, mentre gli altri tre sono sopravvissuti molte ore al distacco del ventilatore, anche giorni: per questi ci chiediamo se si è mai tentato di “svezzarli” dalla ventilazione meccanica, per renderli autonomi nella respirazione. Ci chiediamo poi se questo tipo di “trattamento”, cioè respirare a fatica per ore o per giorni, fino alla morte (come è accaduto a Isaiah, Alfie, Inés) rientra nel concetto di “cure palliative”. Chi ha condiviso le decisioni di medici e giudici in questi casi, ritiene veramente che si tratti di morti “dignitose”? Eutanasia pediatrica o “best interest” del bambino inguaribile? E che dire dei genitoricostretti ad assistere i propri figli morire in questo modo?

A un anno di distanza dobbiamo fare memoria di Charlie Gard e dei suoi coraggiosissimi genitori, non dimenticando che in Italia la legge sulle DAT (disposizioni anticipate di trattamento) per alcuni aspetti apre la porta a situazioni che potrebbero avere esiti simili a quelli di Charlie, Isaiah, Alfie ed Inés.

 

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