Aborto

Con il termine aborto si intende l’interruzione della gravidanza prima che il feto sia in grado di sopravvivere autonomamente al di fuori dell’utero (grosso modo a partire dalla 24a settimana di età).

L’aborto può essere spontaneo o volontario:

  • spontaneo, quando la morte dell’embrione o del feto è inaspettata, e generalmente indesiderata, indotta da cause naturali, come stili di vita, traumi o patologie materne, anomalie genetiche fetali, fattori ambientali, ecc.. L’aborto spontaneo è definito precoce se avviene entro i 70-90 giorni (80-85% degli eventi), altrimenti tardivo. Il tasso di abortività spontanea colpisce il 10-15% delle gravidanze clinicamente accertate, arrivando anche al 30-50%, considerando tutti i concepimenti e, quindi, anche le perdite precoci non riconosciute. Il rischio varia significativamente con l’età materna, superando il 40% dopo i 40 anni.
  • indotto o volontario, anche noto con l’acronimo IVG – Interruzione Volontaria di Gravidanza, quando è praticato intenzionalmente ricorrendo a pratiche medico-chirugiche o chimiche. Nel caso di pericolo fisico o psicologico della madre o di malformazioni fetali si usa il termine di IVG terapeutica.

Nel mondo, la IVG è stata legalizzata solo in 70 paesi su 193 riconosciuti dall’ONU (1/3), definendo anche i tempi di gravidanza entro cui poterla effettuare.

In Italia la pratica dell’aborto è stata introdotta nel 1978 con la legge 194.

La normativa consente l’aborto solo entro i 90 giorni dal concepimento. Tuttavia,

  1. quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
  2. o quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.” (art. 6 L 194/1978)

l’aborto è permesso anche oltre i 90 giorni.

In Italia, dall’entrata in vigore della Legge 194 nel maggio 1978 fino alle rilevazioni più recenti del 2023, sono state registrate oltre 6 milioni di IVG (relazioni al Parlamento del Ministero della Salute e dati Istat). Tuttavia gli effetti della legge sono assolutamente sottostimati. Infatti:

  • totale storico (mag 1978 – dic 2023): il numero cumulativo di aborti legali è stato di 6.053.069.
  • Dopo un picco massimo registrato nel 1983, con oltre 243.000 casi, il numero di aborti ufficialmente registrati è costantemente diminuito negli anni successivi, mostrando negli ultimi anni un trend stabile di +0,1%.
  • A questi dati, tuttavia, si devono aggiungere quelli non ufficialmente accertati degli aborti chimici precocissimi legati all’uso delle pillole del giorno o dei cinque giorni dopo il rapporto sessuale che, chiamata contraccezione d’emergenza, può nascondere a tutti gli effetti una pratica abortiva come descritto dal dott. Alberto Virgolino.
  • Di questi aborti è possibile solo desumerne una stima partendo dal numero di confezioni distribuite dall’anno di immissione in commercio ad oggi, sulla base del tasso di fertilità media del singolo rapporto sessuale (30%, oscillando fra il 25 e il 35%) e del tasso di abortività del singolo prodotto (2%). Sebbene su queste stime sia meglio non avventurarsi, tuttavia non è improprio ritenere che si possa attestare su numeri che oscillano fra i 5.000 e i 20.000 aborti/anno.
  • Ne consegue che dal 1978 ad oggi, gli aborti in Italia potrebbero facilmente superare i 7-8 milioni.
  • Se a questi numeri, poi, si aggiungessero i possibili figli che sarebbero potuti nascere almeno dalla metà di questi 7-8 milioni di non nati (effetto generazionale), e ammettendo per essi un tasso di fecondità di 1,5 figli, ecco che dalla cifra su richiamata si potrebbe facilmente arrivare a ritenere che in 48 anni di legge 194, anche grazie alla successiva introduzione dell’uso di sostanze chimiche, manchino oggi all’appello fra i 10 e i 13 milioni di italiani (valanga demografica).